Archive for April, 2009

Day 3 - Enterprise Web 2.0 Anti-Patterns, ROI, and Metrics

Friday, April 3rd, 2009

Oggi sono riuscita a seguire una sessione dal titolo molto interessante perchè rivolta ad analizzare il ritorno dell’investimento e le metriche che si possono utilizzare per misurare l’andamento dei servizi web2.0 e nello specifico i social network all’interno di un’azienda.
Purtroppo la maggior parte della presentazione si è basata ancora sul significato del web2.0, di quanto le persone ancora conoscano poco cosa voglia dire e capiscano poco cosa si possa fare all’interno di un’azienda. C’è una superficialità diffusa che porta a frasi come : “if wikipedia works, my wiki will too”, pensando solo all’aspetto tecnologico del web 2.0 e non ti tutti i cambiamenti che può introdurre e che non bisogna sottovalutare per far partire un’iniziativa di successo.
Solo durante gli ultimi minuti si è parlato del vantaggio competitivo dei dati e delle potenzialità che sono nascoste in una buona gestione dei dati. Si è accennato alla social network analysis, all’importanza del monitoraggio di un social network per studiarne le dinamiche e l’evoluzione delle relazioni, per poi terminare dicendo che non esiste una sola metrica per misurare il successo di un social network, ma solo utilizzandone molte si possono analizzare diversi dati per poi trarre delle conclusioni.
Tutto questo mi era già chiaro e speravo di sentire qualcosa di nuovo, ma forse vuol dire che anche in Italia non siamo così indietro, no? ;-)

Le slide sono disponibili qui.

Day 3 - Even Faster Web Sites

Thursday, April 2nd, 2009

Lo speach di Steve Souders (Google) ha riguardato come migliorare le performance di un sistema web partendo dall’interfaccia, infatti è spesso il browser ad essere “responsabile” dei lunghi tempi di rendering di una pagina web. Per fare un esempio andando su iGoogle con la cache vuota, solo il 9% è utilizzato dal back-end per elaborare la richiesta, il 91% è invece utilizzato da browser per scaricare le risorse statiche ed eseguire il javascript presente.

igoogle-perfomance

Steve Souders è l’autore del libro “High Performance Web Sites” e di YSlow, l’estensione di Firebug per analizzare le performance di un sito web.
A giugno uscirà un suo nuovo libro dal titolo “Even Fater Websites”, e la presentazione odierna ha trattato alcuni dei punti che saranno presenti all’interno del libro, in particolare i punti “Flushing the document early”, “Simplyfing CSS selecotrs” e di evitare @import nei CSS.
Questi ultimi due punti sono interessanti, perché hanno delle ripercussioni su chi usualmente definisce i CSS di un’interfaccia e che nella maggior parte dei case si focalizza sulla rappresentazione grafica, ignorando totalmente gli aspetti legate alle performance.

Dimenticavo le slide della presentazione sono disponibili sul sito internet di Steve Souders:
http://stevesouders.com/docs/web20expo-20090402.ppt

Day 2 - The Principles of Distributed Computing and the Birth of AWS

Thursday, April 2nd, 2009

Werner Vogels, vicepresidente e CTO di Amazon.com, ha tenuto una interessantissima sessione su come l’infrastruttura di Amazon.com è cambiata negli anni, arrivando con step successivi ad una architettura a servizi, realmente scalabile e distribuita.
Partiamo con qualcosa di curioso, Warner Vogels, che già conoscevo online essendo un lettore del suo blog è veramente un personaggio particolare, molto fa l’accento pesantemente olandese del suo inglese, l’abbigliamento molto informal e la presentazione svolta al contrario è partito dalle slide che in realtà dovevano chiudere il suo intervento.
Ma veniamo ai contenuti, sono stati presentati i principi che devono essere alla base della progettazione di un sistema scalabile e che Amazon ha applicato in questi ultimi anni per passare da una classica architettura (Application Server + Database) che non era per nulla scalabile, alla situazione attuale, all’architettura modello del nuovo Amazon.com, tanto ben fatta che alcuni servizi sono stati proposti sul mercato per essere usati da terzi, si tratta degli Amazon Web Service (AWS), che sono usati anche da TamTamy.com

I principi illustrati sono:

  • autonomy
  • asynchrony
  • controlled concurrency
  • controlled parallelism
  • decentralize
  • failure tolerance
  • local responsibility
  • simpliciy (but no simpler)
  • symmetry

Attualmente i servizi che sono stati realizzati e che sono necessari per il corretto funzionamento di Amazon.com sono circa 600, eterogenei, scritti in linguaggi differenti, non ci sono vincoli da questo punto di vista, l’importante è rispettare i principi sopra elencati, ogni reparto è poi autonomo (e responsabili) nello sviluppo dei servizi.

Chiudo con questa affermazione: “Scaling down is more important than scaling up (to reduce the cost)

Day 2 - Order from Chaos: The Future of the Web

Thursday, April 2nd, 2009

Nella sessione di Aza Raskin, Head of User Experience del Mozilla Labs, sono state mostrate alcune nuove funzionalità che verranno introdotte in Firefox, il browser Open Source di Mozilla.
La missione del Mozilla Labs è quella di fare in modo che Firefox rivoluzioni il mercato dei browser come la la Wii ha rivoluzionato le console di di gaming.
Ma come fare? Come può una piccola realtà come Mozilla competere con un colosso come Microsoft? I numeri di Mozilla non lo permetterebbero, sono meno di 100 dipendenti, 2 designer e solo un piccolo numero si occupa del Mozilla Labs.
Ma in realtà ci sono la bellezza di 1.000 persone che contribuiscono con passione a sviluppare nuove funzionalità per Firefox, 10.000 tester e 270 milioni di utenti, addirittura il 40% del codice di Firefox arriva dall’esterno, dalla community!
Sono state poi mostrare alcune novità che verranno inserite in Firefox, in particolare una gestione dei Tab più “intelligente”, quanto volte capite di aprire un nuovo tab per fare una ricerca di una frase che si sta leggendo su una pagina? o per cercare un indirizzo, una foto?
Ecco quando si selezionerà del testo e poi si aprirà un nuovo tab, verranno proposte una serie di funzionalità tipiche, fra cui una ricerca su Google, sulle mappe, su Wikipedia …
La sessione si è poi chiusa mostrando Ubiquity, un progetto di Mozilla Labs che permette di estendere le funzionalità del browser in maniera semplice scrivendo script in linguaggio quasi naturale.

Day 1 - Open, Social Web

Wednesday, April 1st, 2009

Un tema molto caldo è quello dell’aggregazione e condivisione dei contenuti che vengono condivisi sui numerosi social network a cui ormai ognuno di noi è iscritto.
Perchè avere un profilo diverso per ogni ambiente? Perchè caricare lo stesso contenuto moltepli volte per poterlo condividere in tutti i social network a cui siamo iscritti? Come poter gestire le autorizzazioni ai diversi siti rendendo pubblico il nickname piuttosto che il real name per esempio?
Il Workshop è stato condotto da 3 diverse società - David Recordon (Six Apart), Joseph Smarr (Plaxo), Chris Messina (Vidoop), che abbiamo intervistato (nei prossimi giorni pubblicheremo delle video interviste)- che hanno spiegato come applicare la tecnologia per venire incontro a questi bisogni, come per esempio l’utilizzo di OpenID per permettere agli utenti di avere un unica username e password per accedere ai social network che aderiscono a questo standard e di OAuth per gestire in modo sicuro i dati del proprio profilo.
Anche Facebook poco più di un mese fa ha ufficializzato la propria adesione a OpenID per permettere agli utenti web di utilizzare un unica identità online.

Day 1 - Tools for Visual Storytelling

Wednesday, April 1st, 2009

Primo giorno del Web2.0 Expo di San Francisco. Giornata dedicata interamente a workshop, 6 durante il mattino e altrettanti nel pomeriggio. La mia scelta è stata quella di seguire la sessione “Tools for Visual Storytelling” di Nancy Duarte, CEO americana con più di 20 anni di esperienza di progettazione e creazione di presentazioni per top brand americani. Si inizia alle 9 e mi attendono 3 ore tenute da un unico speaker. Sinceramente pensavo di non riuscire a seguire tutto il workshop, invece ne sono rimasta sorpresa.
La curiosità principale con cui sono entrata in sala era capire quale fosse l’attinenza tra una presentazione ben fatta e il Web2.0, argomenti che non sono così chiaramente relazionati. Ecco un breve riassunto del workshop.
Una delle prime affermazioni di apertuta è stata “Powerpoint is boring”. Come inizio non c’è male :-). Ma come fare a preparare presentazioni che non siano noiose? Come riuscire a coinvolgere il pubblico e tenere sempre alta l’attenzione in sala?
Nancy ha dimostrato di essere un’ottima speaker catturando dal primo minuto l’attenzione di più di un centinaio di persone e tenendola alta per tutta la sessione…ecco qualche “trucco” del mestiere che ha utilizzato.

  • Creare una storia narrativa e puntare sulle emozioni delle persone

    Narrative

  • Utilizzare il tono di voce corretto, senza essere monotoni, ma nemmeno preparando brevi istanti con voce alta per sveglaire la platea

    Trust

  • Creare momenti interattivi:
    a. più di una volta durante il workshop, la speaker ha posto domande alla platea che poteva rispondere istantaneamente su una chat appositamente predisposta. Tutti si sono sentiti partecipi e sono emersi molti elementi di valore che la speaker ha potuto commentare con il giusto senso dell’humor
    b. sono stati distribuiti fogli con qualche esercizio per creare alcune slide nel modo corretto. A fine sessione piccoli gruppi di persone si sono confrontate per condividere la propria soluzione ed esporla all’esperta che ha potuto dare il proprio feedback
  • Le slide
    a. Devono contenere foto, non parole. Bisogna insistere sull’aspetto emozionale per alzare l’attenzione
    b. Posizionare i contenuti con un senso razionale, usando la griglia di sfondo e ordinando gli elementi in base a questa.
    c. I grafici devono essere semplici e chiari, non troppo colorati

Ma tornando alla mia curiosità…tutto questo cosa c’entra con il web2.0? A dir la verità non ho trovato una risposta. Se proprio vogliamo fare una forzatura, sono stati portati elementi di social networking dal canale online a quello reale, creando un collegamento tra i due mondi e sono stati proposti momenti di collaborazione tra speaker e platea e tra la platea stessa. Può essere un primo spunto per proporre l’utilizzo anche di altri strumenti 2.0 per creare presentazioni ed eventi di successo?